Siamo alla fine degli anni 80, ho poco più di 11 anni e mio fratello, più grande di 6 anni, porta in casa il vinile di Peace of Mind, album degli Iron Maiden

È bastata la copertina ed è stato amore a prima vista. Una creatura simile a una mummia (tempo dopo ho scoperto avere un nome, Eddie, ed essere la mascotte del gruppo) che si dimena in una stanza di contenimento. Tre elementi in particolare mi affascinarono:  la camicia di forza da cui Eddie cerca di liberarsi, la fibbia d’acciaio, assicurata da due viti, tiene unita la parte superiore del cranio al resto del viso e un rivolo di sangue che cola lungo il viso urlante. La creatività mi ha portato subito in luoghi lontani interrogandomi sul perché quella bestia era finita in quelle condizioni.

Aprii la copertina e mi scontrai con la foto dei musicisti, gente con capelli lunghi e facce poco raccomandabili, seduti a un tavolo con al centro un cervello come pietanza. Un bel cambiamento dai vinili di De André che giravano per casa.

Il passaggio successivo è stato ascoltare l’album e con The Trooper i miei interessi si sono concentrati esclusivamente sugli Iron Maiden.

È il 2018 e sebbene i miei gusti musicali sono in continua evoluzione, la band britannica ha sempre occupato una parte importante nel mio cuore ed è per questo che quando è uscita l’autobiografia di Bruce Dickinson, cantante della band, non è passato molto a che sprofondassi nella lettura.

Ero convinto di trovarmi davanti alla storia di “Bruce, Bruce” e della sua carriera negli Iron Maiden, ma non è stato così. Gli Iron Maiden ci sono, ma non sono mai l’argomento principale, piuttosto fanno da scenografia alla vita del cantante senza mai diventare invasivi e dominanti. Quindi se siete interessati a leggerlo, convinti di trovare aneddoti, spiegazioni di testi o scelte artistiche ne resterete un po’ delusi, ma sarete ampiamente ricompensati da molto altro, in finale questa è l’autobiografia di Bruce Dickinson e il sottotitolo la dice tutto sul tipo di persona: 

“A cosa serve questo pulsante?” 

La narrazione ha uno sviluppo lineare, si comincia dal contesto sociale dove è cresciuto, il rapporto con i membri della famiglia, la scuola e così via. 

Da subito emerge il disegno di una persona con grandi ambizioni che a dispetto delle condizioni economiche disagiate della famiglia ha avuto la capacità di affermare le proprie attitudini.

“Non era importante cosa facevi, fin tanto che se ne rispettava la natura e si cercava una personale armonia con l’universo”.

Dickinson si descrive come un vulcano in eruzione incapace di stare fermo e attratto da qualsiasi cosa possa essere una sfida. Ha pubblicato due romanzi The Adventures of Lord Iffy Boatrace e The Missionary Position, è campione juniores nella scherma a squadre, oggi anche istruttore. I suoi interessi lo hanno spinto anche nell’areonautica, pilota esperto è diventato il presidente della compagnia aerea Cardiff Aviation, la stessa che ha procurato il Boeing 747, da lui pilotato, per la tournée mondiale del 2016 degli Iron Maiden.

La musica non manca nella sua vita e tutti i successi, per quanto diversi tra loro, nascono proprio grazie al suo amore per il canto.

I concerti, scrivere canzoni, la produzione artistica sono impegni che occupano spazi che alla lunga logorano soprattutto se devi viaggiare per anni da una parte all’altra del mondo e la sua evasione, la ricerca di un equilibrio è stata proprio il cimentarsi in discipline così diverse tra loro. 

Numerosi gli aneddoti divertenti, bizzarri o drammatici: scrivere il primo libro seduto in bagni pubblici o su treni sgangherati in giro per l’Europa, fare l’autostop per raggiungere un torneo di scherma e subito dopo ritornare al concerto, conoscere il capo degli Hell’s Angels austriaco e dei suoi traffici illeciti, diventare il produttore di una birra artigianale, ritrovarsi in un concerto per beneficienza in Bosnia tra i bombardamenti e cecchini pronti a uccidere donne e bambini. 

Una critica sento di sollevarla ed è la scelta, poco chiarita dall’autore nella postfazione, di non raccontare eventi legati a matrimoni e soprattutto dell’essere padre e proprio per questa omissione che alle volte mi è sembrato di leggere di un uomo estremamente impegnato, pronto a raccogliere tantissime sfide ma anche solo. Il giudizio si rafforza proprio durante la lotta al tumore. Un malattia che ridimensiona tutto, pone prospettive nuove e sempre molto poco incoraggianti ma che viene affrontata da Dickinson con coraggio e determinazione affinché tutto quello che è stato possa continuare ad essere. 

“La crescita è sempre un salto nel buio, un atto spontaneo, non premeditato, senza il vantaggio dell’esperienza”. Henry Miller