ESC intervista Leonardo Patrignani

Electric Sheep Comics ha il piacere di ospitare e intervistare Leonardo Patrignani, scrittore e musicista italiano. Leonardo è il fondatore, cantante e principale compositore dei brani del gruppo heavy metal Beholder. Oggi, affermato scrittore, è l’autore della trilogia Multiversum, tradotta e diffusa in molti Paesi. Intervista e illustrazioni a cura di Riccardo Iacono.

ESC – Ciao Leonardo, benvenuto nel sito di Electric Sheep Comics e grazie per la disponibilità. La prima domanda è sempre la stessa per tutti: Come giustifichi la tua esistenza? (Domanda presa in prestito da “Il Club dei vedovi neri”, di Asimov. In queste storie, il protagonista, invitava i suoi amici a casa per risolvere alcuni misteri. Per presentare gli ospiti ai lettori chiedeva loro: “Come giustifichi la tua esistenza?” n.d.r.) 

LEO – Ciao a voi! Niente male come domanda d’apertura. Dunque… a livello evolutivo, sono qui per procreare (e mi sto dando da fare, per ora ho due figli!). A livello artistico, sono qui per allietare e intrattenere. A livello umanistico, sono qui per imparare e trasmettere. A livello culinario, sono qui per mangiare pizza.

ESC – Come ricordi i tuoi primi anni con i Beholder? Ti manca la vita sul palco?

LEO – Pensavo peggio, a dire il vero. Mi manca forse di più la sala prove, il ritrovarsi con amici con cui si condivideva una grande passione, diventata per qualche tempo più “seria” del previsto. E i primi anni di cui mi chiedi, proprio da questo punto di vista, erano i più ricchi a livello umano. E lì che conservo le memorie più belle. Per il resto, ho cantato un paio di pezzi al mio matrimonio e sulle parti alte di “Gente di mare” ho avuto una serie di crampi. Mi sa che sono un pelo fuori forma.

ESC – Cosa porti dietro, nei tuoi libri, del periodo in cui ti dedicavi alla musica? 

LEO – Mi porto dietro proprio l’amore per la musica. In svariati punti dei miei romanzi puntualmente torna e ha sempre un significato importante. Tra l’altro credo di essere uno dei pochi ad aver infilato “Smoke gets in your eyes” (un classico degli anni ’50!) in un romanzo (Utopia) ambientato in una civiltà futura, lontana 500 anni da oggi. Con un magheggio spazio-temporale, ovviamente!

ESC – Concluso il periodo da musicista hai perseguito studi che ti hanno portato prima alla recitazione e poi a scrivere libri. Cosa ti ha portato a cambiare e a cercare diverse forme artistiche? 

LEO – La necessità, che avverto sin dall’infanzia, di esprimermi attraverso le arti (peccato solo che io sia totalmente negato col fumetto!) Allo stesso tempo anche la voglia di cambiare, di rinnovarmi, di cercare nuove strade. Non so se è per via del fatto che detesto la ripetitività di certe abitudini, anche professionali, o per una dipendenza dalla creatività in genere, che mi porta a studiare nuovi linguaggi, nuove forme espressive. Infatti adesso sto frequentando un corso di sceneggiatura, perché il prossimo obiettivo è quello di poter raccontare storie attraverso il cinema. Mi annoio poco, eh?

ESC – Ci racconti la tua esperienza come doppiatore? C’è qualche aneddoto divertente che puoi raccontarci?

LEO – Mi sono formato in una scuola di teatro milanese, perfezionandomi poi come doppiatore presso la ADC (storica società diretta, praticamente, del cast di doppiatori della serie mitica di Star Trek!). Poi, un giorno, mi hanno buttato dentro e ho iniziato. Non è il mio impiego principale, ma quando mi chiamano vado sempre volentieri. L’aneddoto? Be’, diciamo che durante gli incontri sui miei libri, può capitare (anzi, capita sempre!) che i ragazzi chiedano di urlare un “granata!”, quando scoprono che sono una delle voci di Call of Duty. Il bello è che non sono uno dei personaggi principali, ma proprio uno di quelli che urla in battaglia, e che quindi senti più spesso quando giochi online.

ESC – Che effetto fa giocare ai video games che hai doppiato? 

LEO – Divertente, direi. In un videogioco di snowboard, che ho comprato solo per sfizio (non sono un grande videogiocatore, lo ammetto, mi spacco le mani solo a calcio e formula uno), mi divertivo a scendere giù dalla montagna insieme ad altri snowboarder e a prenderli a palle di neve in faccia. Uno di questi, quando veniva colpito, mi insultava con la mia stessa voce. Spassoso!

ESC – Parliamo ora della tua trilogia che ti ha portato diversi premi, recensioni di critica e pubblico tutte entusiaste, ma soprattutto tradotta in diverse lingue. Come nasce l’idea per Multiversum? 

LEO – Nasce da un interrogativo che mi sono posto dopo aver perso mio padre: e se avessimo fatto scelte diverse, nel corso della nostra vita? È il classico spunto alla “Sliding Doors” dove, di fronte a un bivio, una tua decisione apre scenari e sviluppi differenti. Un po’ come nei vecchi libri-game! E così ho iniziato a scrivere, immaginando una storia che attraversasse queste infinite possibilità, servendomi della Teoria del Multiverso ma senza troppo annoiare con la fisica quantistica (che, peraltro, conosco solo da profano/appassionato, e che ho studiato per rendere più credibili certi espedienti narrativi, ma che rimane un tema piuttosto complesso da trattare dal momento che riguarda il mondo subatomico).

 

ESC – Ci sono autori che ti hanno ispirato in particolare?

LEO – Verrebbe da pensare a Philip K. Dick… Dick è senz’altro un nome da citare, se si parla di influenze. Rileggerei Ubik in continuazione. Un vero capolavoro. Ma anche La svastica sul sole. E se citi Dick non puoi non citare Bradbury, Orwell, Heinlein, Huxley e tanti altri… Tutti autori che ho amato e letto con grande interesse. Sono però cresciuto con altri maestri. Da piccolo divoravo Verne, Salgari, in adolescenza (e tuttora) Stephen King… Se invece torniamo alla fantascienza, nella sua accezione più filosofica, la vetta a mio modo di vedere rimane “Solaris”, di Lem.

ESC – Hai mai pensato a una trasposizione in fumetto o graphic novel? 

LEO – Ci sono stati degli interessamenti da parte di illustratori, qualcuno ha anche provato a realizzare delle prove. Ne stiamo parlando, anche se ammetto di non conoscere così bene quel tipo di mercato. Mi incuriosisce, però. E quando ho visto le tavole ispirate a Multiversum mi sono un filino esaltato!

ESC – Sei un artista che ha pubblicato opere con editori diversi, dalla piccola alla grande produzione; cambia qualcosa? Se sì, cosa? È solo una questione di volumi o i rapporti personali cambiano? In che modo? 

LEO – Ho sempre coltivato rapporti stretti con qualsiasi professionista del settore. Dal piccolo editore alla redazione di una grossa casa come Mondadori. Cerco di portare sempre avanti un discorso di collaborazione e dunque di scambio umano, emozionale. A volte ci riesco, altre volte meno. Ma le volte che questo meccanismo funziona, il prodotto che viene fuori ne giova sempre. Per il resto, è normale che una macchina produttiva come quella di una grande casa editrice abbia dinamiche interne molto diverse da quelle di una piccola realtà. Ho anche avuto la fortuna di conoscere personalmente la maggior parte dei miei editori esteri e di stabilire con loro un ottimo rapporto, anche grazie ai diversi inviti in occasione delle fiere internazionali, e devo dire che si sono dimostrati sempre tutti molto calorosi, dalla Colombia all’Argentina, dalla Polonia alla Francia. Un’accoglienza straordinaria l’ho ricevuta, per mia grande sorpresa, in Turchia, dove ho un parco di lettori notevole e molto attivo su alcuni social network come Instagram.

ESC – In cosa si differenzia “There” dalla trilogia? 

LEO – Si tratta di un romanzo molto diverso. Innanzitutto è autoconclusivo, non prevede sequel. Poi è narrato in prima persona al presente, dal punto di vista di una ragazza, mentre Multiversum aveva una classica narrazione al passato in terza. La tematica è universale, visto che il romanzo ruota attorno al tema della vita oltre la vita, passando attraverso esperienze di premorte, viaggi astrali e, in generale, stati alterati di coscienza. La vicenda è drammatica, intima, la si potrebbe definire un thriller metafisico. L’intera storia è vista dagli occhi di una giovane di 19 anni che si ritrova improvvisamente sola, dopo una tragedia. Sono due mondi narrativi distanti, ma con diversi punti di contatto (tematici) che il lettore attento riconoscerà senz’altro.

ESC – Hai progetti in cantiere? Ti va di darci qualche anticipazione? 

LEO – L’ufficio stampa potrebbe menarmi, quindi al momento – ahimè – debbo tacere. Posso solo anticipare che ho concluso la stesura di un nuovo lavoro, bello corposo, che mi vedrà tornare sugli scaffali nel 2017. Per aggiornamenti su questo nuovo viaggio, spero che i vostri lettori mi seguano su Facebook o Twitter, dove cerco sempre di essere presente e rispondere a tutti con una certa rapidità. Siamo animali sempre più sociali (e virtuali), d’altro canto, no?

ESC – Grazie Leonardo! Complimenti per il tuo lavoro, un saluto dallo staff di ESC! 

LEO – Saluti a voi.

È possibile seguire le novità artistiche di Leonardo Patrignani sul suo sito internet e sulla pagina facebook.