Il Condominio di J. G. Ballard

Non ricordo quando e da chi ho sentito parlare per la prima volta di Il Condominio di J. G. Ballard. Però era già da un po’ che volevo leggerlo quando, un paio di anni fa, sono entrata in libreria per comprare un regalo di compleanno e mi ci è caduto sopra l’occhio.

Così, oltre a Non Buttiamoci giù di Nick Hornby per il regalo, ho preso anche quello per me. E ho iniziato la lettura. In autobus, mentre andavo e tornavo dal lavoro, perché ho capito subito che la sera prima di dormire era meglio di no.

Ma non mi sono limitata a leggerlo. L’ho anche prestato in giro. Prima a mia mamma, che di solito divora qualsiasi libro in men che non si dica. Questo me l’ha restituito letto appena a metà (ed è sottile), dicendo che non ce la faceva ad andare avanti.

Qualche mese fa è stato invece il turno di un amico; dopo i primi capitoli, l’ha lasciato lì per un po’ perché “stavo attraversando un periodo un po’ brutto e andare anche avanti con questo mi sembrava eccessivo”. Poi l’ha finto e me l’ha restituito con un “sappi che ti odio un po’”.

Ok, così sembra terrorismo psicologico gratuito. E non vi ho nemmeno detto di cosa parla il libro.

Per dare una risposta sintetica: liti di condominio che degenerano. Tanto.

E per “tanto” intendo davvero tanto. E vale la pena specificare che il condominio non è un palazzotto di cinque piani in una cittadina di provincia. È un grattacielo di quaranta piani, il primo di una nuova area residenziale londinese, concepito per essere una città a se stante, con tanto di supermercato, piscina, scuola, banca e ristorante all’interno.

Un luogo moderno e perfetto, residenza all’avanguardia per una popolazione omogenea, istruita e benestante.

Solo che, a ben guardare, il condominio proprio perfetto non è. Piccoli malfunzionamenti nell’impianto elettrico si fanno sempre più frequenti e gli inquilini diventano sempre più nervosi. Inquilini che, a loro volta, non sono così simili tra loro come sembrava all’inizio. Tra piani bassi e piani alti ci sono differenze di classe sociale e ogni gruppo comincia presto a mostrare ostilità crescente nei confronti degli altri.

Lentamente (ma neanche tanto), gli abitanti del condominio si isolano dal mondo esterno e si lasciano assorbire nel vortice delle rivalità interne. Nessuno cerca di collaborare o risolvere i problemi, tutti puntano a proteggere i propri interessi e vendicare torti più o meno reali. Un po’ alla volta, la civiltà regredisce, gli istinti animali hanno la meglio, il mondo esterno scompare, il condominio scivola nella barbarie e nel degrado più totale.

E a parte il senso di angoscia generale, alcuni passaggi sono parecchio disturbanti.

Ma perché leggere una cosa del genere? Beh, perché, oltre a essere scritto bene, è un’interessante riflessione sulla natura umana. Su quanto siano fragili i nostri condizionamenti sociali, su quanta violenza e meschinità si celi appena sotto la superficie, su quanto poco basti per scatenare gli istinti peggiori.

Riflessioni che, a occhio e croce, sono e probabilmente sempre saranno attuali.

 

Viviana Tenga