Intervista a Lucio Leoni

Lucio Leoni, l’intervista

Electric Sheep Comics inaugura il 2016 con una nuova intervista. L’ospite d’onore che si unisce ai nostri auguri è Lucio Leoni.

Lucio è un fumettista italiano noto in particolare per aver dato vita a molte storie di Paperinik, sia come sceneggiatore che come disegnatore. Lucio oltre ad aver collaborato con Disney in molte testate come W.I.T.C.H. Power Ranger o Kylion, ha prestato la sua arte a Bonelli (Martin Mistère e Julia). È stato inoltre uno dei creatori della rivista a fumetti Ink e ha collaborato alla realizzazione del comic on-line Flo & Andy della Frogster. Le sue esperienze non si fermano al solo mercato italiano ma si spingono anche in Germania dove realizza alcuni numeri del magazine Die Abrafaxe, mentre nel mercato Francese e Belga partecipa alle testate ZombiesTemplierLes Brumes d’Asceltis per le edizioni Soleil e L’Instit Latouche per Le Lombard.

Potrete trovare altre informazioni su Lucio Leoni ai seguenti link:

L’intervista è stata realizzata da Roberto Napolitano, le vignette sono a cura di Roberta Guardascione e dello stesso Lucio Leoni.

Roberta ha realizzato un Philip, sempre più irriverente e molto dark, che pone le domande, mentre Lucio ha completato le tavole dando una rappresentazione della risposta.

ESC – Ciao Lucio, ti ringrazio a nome di tutta Electric Sheep Comics per aver prestato il tuo tempo alla nostra associazione. Siamo amanti della fantascienza e abitualmente iniziamo le nostre interviste con una domanda tratta da “Il Club dei vedovi neri”, antologia di racconti scritti da Asimov. In quelle storie, il protagonista, invitava i suoi amici a casa per risolvere alcuni misteri. E per presentare gli ospiti al lettore chiedeva loro: Come giustifichi la tua esistenza?

L. Leoni – Non la giustifico. L’esistenza o meno di un’entità è definita da come essa si relaziona con la realtà, ma noi non siamo in grado di definire la realtà se non in maniera parziale e soggettiva, quindi ci mancano le basi per dare una risposta a questo quesito. Questo perché ciò che comunemente viene definito come “realtà” altro non è che la nostra personale lettura dell’ambiente con cui ci rapportiamo, ed essa è filtrata dalla nostra percezione sensoriale e dai nostri preconcetti culturali. Noi esploriamo l’Universo con i mezzi a nostra disposizione, cioè i sensi, e pensiamo che siano sufficienti a fornirci i dati per poter speculare sulla sua natura, ma non è così. Vi farò un esempio: prendete un individuo cieco dalla nascita. Per lui concetti come luminoso, scuro, rosso, verde, bianco o nero non sono altro che termini privi di significato. Il sole, la luna, il cielo, l’orizzonte, le nuvole sono solo parole prive di referente. Il suo potere esplorativo si limita a ciò che può sentire, annusare e toccare. Noi pensiamo di essere completi nella nostra percezione sensoria, ma non possiamo sapere se sia realmente così. Potremmo essere carenti e ignorarlo, altre specie potrebbero possedere sensi che noi non siamo semplicemente in grado di immaginare, così come un cieco non è in grado di immaginare la vista. Quindi l’Universo potrebbe in realtà essere qualcosa di completamente differente da ciò che noi percepiamo.
Questa era la risposta lunga. La risposta breve è che mi piace essere qua e vorrei evitare che la cosa cambi.

Ancora una domanda

Quindi l’Universo potrebbe in realtà essere qualcosa di completamente differente da ciò che noi percepiamo.

ESC – I tuoi esordi risalgono al 1991 con la storia Missione al Polo Nord pubblicata su Tiramolla. Come ricordi quel periodo? Cos’è cambiato nel modo di fare fumetti rispetto a oggi, soprattutto con il crescente sviluppo della tecnologia?

L. Leoni – Beh, in realtà ben poco, al di là appunto dei mutamenti tecnologici… Vent’anni fa ti davano una sceneggiatura, la disegnavi e ti pagavano, e oggi è lo stesso! L’unica differenza è che grazie ad Internet tutta la faccenda è diventata molto più comoda e veloce, sia per le comunicazioni che per la ricerca del materiale di documentazione. Pensate che quando ho cominciato io ancora si andava a cercare quello che ci serviva nelle biblioteche, e giù di fotocopie! Adesso apri Google, fai due clic e trovi l’universo… E le sceneggiature una volta arrivavano per posta, a meno che non fossi abbastanza vicino per andarle a ritirare direttamente a mano in redazione…

ESC – Come si è evoluta la tua carriera da quel 1991? Quali ritieni siano stati i momenti più significativi, che ti hanno fatto crescere professionalmente e perché?

L. Leoni – Si è evoluta più o meno come quella di chiunque faccia questo mestiere… Sono diventato più bravo grazie alla pratica, ho maturato una certa esperienza su come muovermi nell’ambiente e ho espanso i miei campi di attività ai diversi generi del fumetto. Non saprei dire quale sia stato il momento più significativo, ma se proprio dovessi sceglierne uno direi gli ultimi anni in cui ho cominciato a lavorare per la Francia e il Belgio, perché da allora ho iniziato a misurarmi seriamente con il genere realistico, che prima avevo solo toccato ogni tanto.

ESC – Sei stato pubblicato su molti mercati, oltre a quello italiano anche francese, tedesco e americano. Quali sono le differenze sia da un punto di vista dell’editoria che dei lettori?

L. Leoni – In realtà il mercato Americano non lo conosco, ho disegnato qualcosa per la Disney d’oltreoceano tramite la redazione italiana e con i datori di lavoro U.S.A. non ho scambiato nemmeno una e-mail… Il mercato Tedesco è praticamente identico a quello Italiano ( almeno per la mia esperienza ), sia nei pregi che nei difetti, sui lettori non saprei dire perché non ci siamo mai incontrati. Altro discorso per il mercato Franco-Belga. Queste due nazioni per il fumettista Italico sono letteralmente un altro pianeta! Gli autori sono molto considerati, i più famosi sono addirittura delle superstar. Lì il fumetto ( anzi, la BD ) è trattata a tutti gli effetti come una forma d’arte, alla stessa stregua della pittura e della scultura, ovunque vi sono rassegne, mostre, manifestazioni, musei e gallerie d’arte dedicate ad esso. A Bruxelles i muri degli edifici storici sono tappezzati da gigantografie dei fumetti più famosi, la Stazione Centrale sfoggia dei murales di Tin Tin, in centro ci sono statue a tema… I lettori sono di ogni età e di ogni estrazione sociale, dall’avvocato di sessant’anni al giovane disoccupato di venti, e tutti quanti amano il fumetto. Un altro pianeta, veramente.

ESC – Negli ultimi anni la Disney ha acquistato i diritti di due colossi dell’immaginario collettivo, sto parlando di Star Wars e i super eroi Marvel. Entrambi stanno vivendo una nuova rinascita, il primo con il sequel cinematografico che si porta dietro anche il rilancio dei fumetti, il secondo dalla carta passano al cinema con record ai botteghini. Stessa sorte per il fumetto Walking Dead o per pellicole come Sim City e 300, giusto per citarne qualcuno. Seguendo queste evoluzioni, come sta cambiando il panorama delle nuvole parlanti?

L. Leoni – Purtroppo in una maniera che personalmente non apprezzo. Per quanto mi piacciano i film sui super eroi e abbia gradito anche molte trasposizioni in pellicola di fumetti famosi ( ma anche no, i Puffi e Asterix primi tra tutti!!! ), non amo molto il fatto che questi personaggi che da decenni ci tengono compagnia sulle pagine dei comic book ormai siano conosciuti dai più come personaggi cinematografici. Al giorno d’oggi i bambini non sanno più chi sia l’Uomo Ragno, conoscono solo Spiderman, quello dei film. Il fatto è che il cinema rende molto più dei fumetti e quindi la pellicola non viene pensata per rispettare i fan, ma per rispettare i presunti gusti del grande pubblico. E allora capita spesso che cose che per il lettore sono considerate logiche e immutabili ( tipo l’etnia dei personaggi, le loro origini e i loro costumi ) vengano spesso messe da parte per realizzare qualcosa di teoricamente più cool. Cosa avessero in mente poi quelli che hanno prodotto l’ultimo film dei Fantastici Quattro, solo il cielo lo sa…
Il cammino inverso, invece, è tutt’altro discorso. Quando un film o una serie vengono trasposti a fumetti, mediamente il rispetto dell’iconografia è totale e assoluto, quasi servile. Al punto che se un film della Marvel ha successo, si arriva a cambiare il personaggio dei fumetti per farlo assomigliare di più a quello del grande schermo. Vedi la faccenda dei lanciaragnatele organici dell’Uomo Ragno…

Philip vs Paperinik

Al giorno d’oggi i bambini non sanno più chi sia l’Uomo Ragno, conoscono solo Spiderman, quello dei film.

ESC – C’è un fumetto scritto o disegnato da un tuo collega che ti è piaciuto e che avresti voluto fare tu? Se si quale e perché?

L. Leoni – Beh, in pratica tutti quelli che hanno avuto un grande successo e hanno fatto fare un sacco di soldi ai loro autori!!! Ci sono parecchi fumetti che mi ispirano invidia e desiderio di vendetta ( Walt Simonson disse una volta che il miglior complimento che un disegnatore possa fare ad un altro, è dirgli che un giorno vorrebbe incontrarlo in un vicolo buio per spezzargli le dita ), e fare un elenco sarebbe troppo lungo. Si va da Little Nemo a Bone, passando attraverso Spirit, Asterix, The Dark Knight e chi più ne ha più ne metta. Per fortuna, il fumetto esiste solo da un secolo. Pensa un po’ come stanno messi i pittori…!

ESC – Nel tempo hai dato vita a molte storie di Paperinik , che cosa ti piace di più del personaggio e cosa avresti fatto diversamente?
L. Leoni –
 Di Paperinik mi piace tutto. Ma proprio tutto. E’ il mio personaggio Disney preferito, perché può fare tutto quello che fanno Paperino e Batman, contemporaneamente. Dove lo trovi un’altro così?

Non so cosa avrei fatto di diverso. Tutte le storie che ho scritto e disegnato sul personaggio rispondevano a qualche domanda che mi ero fatto sulla sua natura, e su cosa significhi essere un super eroe a Paperopoli. Se basti avere dei gadget per essere un eroe ( Paperinik Super eroe fai da te ), perché con o senza maschera ci si possa comportare in maniera diversa ( Paperinik e l’Inganno silenzioso), come si possano condividere due vite differenti senza far casino (Paperinik e l’appuntamento impossibile) e tanto altro.

Gadget

Tutte le storie che ho scritto e disegnato sul personaggio rispondevano a qualche domanda che mi ero fatto sulla sua natura, e su cosa significhi essere un super eroe a Paperopoli.

ESC – Oltre che in Disney hai lavorato anche in Bonelli disegnando Martin Mystère e Julia. Come ricordi questa esperienza, ci sono differenze rispetto alla Disney? C’è un aneddoto in particolare che potresti raccontarci?

L. Leoni – Ai tempi, ormai parliamo di più di dieci anni fa, la differenza era principalmente di natura burocratica. All’epoca la Disney Italia occupava un palazzo di sei piani e funzionava con i principi di una grande azienda: security e sorveglianza. Venivi filtrato all’ingresso da delle receptionist e potevi entrare solo dopo esserti fatto rilasciare un badge o se accompagnato, e se quando arrivavi non avevi già chiamato per fissare un appuntamento poteva capitarti di restare in attesa nella hall finché non vedevi passare per caso qualcuno che conoscevi e che garantiva per te… La Bonelli invece occupava due piani, citofonavi, ti aprivano e una volta dentro andavi dove ti pareva. Una volta stavo facendo delle fotocopie in un corridoio, quando mi si avvicinò un signore di mezza età. Era Sergio Bonelli. Mi guardò, e mi chiese “E te, chi sei?”. Io, un po’ intimorito risposi “Mi chiamo Lucio Leoni, sono un nuovo disegnatore di Martin Mystère”. E lui “Ah, piacere. Dai, vieni che parliamo un po’.” Mi fece accomodare nel suo ufficio, e mi domandò come mi trovavo, se mi piaceva lavorare lì, cose del genere, e alla fine mi disse che se avevo dei problemi di andare tranquillamente da lui a parlarne. Poi ciao, una stretta di mano e ciascuno è tornato a fare le proprie cose. L’esperienza mi aveva lasciato con un vago senso di irrealtà. Io ero abituato in Disney, dove per parlare con il direttore di Topolino dovevi prendere appuntamento per telefono con la sua segretaria. Adesso che Topolino è passato alla Panini però le cose sono molto diverse, tutti gli uffici sono condensati in un piano e l’atmosfera è decisamente informale!

ESC – Hai da poco pubblicato il tuo primo romanzo, “Tutte le morti di Monica”. Ci parli di questa prima opera e di come è nato il soggetto?

Cover Tutte le Morti di Monica di Lucio LeoniL. Leoni – “Tutte le morti di Monica” è il frutto di una scommessa con me stesso. Sceneggiature a parte, mi sono sempre dilettato a scrivere dei racconti brevi, così, solo per me, per passare il tempo. Un esercizio di creatività, insomma. Poi, un giorno scrissi un racconto su di un super eroe italiano, e man mano che andavo avanti mi resi conto che le note a margine e le spiegazioni sulla natura dell’universo in cui viveva stavano diventando troppo ingombranti per restare incastrate lì. Avevo sempre pensato che scrivere un romanzo sarebbe stata una cosa troppo difficile, ma questa volta decisi di provare. Il libro è nato così, un poco alla volta, come tutte le mie storie. Io amo scrivere per libera associazione. Non penso ad una trama in cui inserire dei personaggi, bensì costruisco dei personaggi complessi e li butto in una ambientazione appena abbozzata. Se sono ben strutturati, la storia sboccerà e si costruirà praticamente da sola, tramite le loro interazioni. Azione e reazione, in pratica. Ho realizzato ben più della metà del libro letteralmente senza sapere dove mi avrebbe portato, e alla fine è venuto fuori qualcosa di completamente diverso da quello che avevo immaginato all’inizio. Però penso di essere riuscito nell’impresa che mi ero prefisso: creare un universo super eroistico Italiano credibile, che non fosse la solita brutta copia di quello U.S.A., perché Italia e America sono Paesi molto diversi, e quindi debbono esserlo anche i loro eroi.

ESC – Pensi di trarre da questo romanzo un Graphic Novel o una collana a fumetti?

L. Leoni – In realtà no. Non penso che sia un prodotto che si possa trasporre efficacemente a fumetti senza cambiarne la natura, e onestamente preferisco tenere queste due esperienze separate tra loro, sono mondi diversi. Ovviamente, se mi contattasse un editore importante e mi facesse un’offerta con tanti zeri butterei immediatamente alle ortiche questi sciocchi preconcetti e la farei eccome, la Graphic Novel! Ma che, scherziamo?

ESC – il tuo romanzo è una auto pubblicazione e viene diffusa soltanto in formato digitale. Una tua visione del mercato indipendente, pensi che possa crescere nel tempo?
L. Leoni – Penso che DEBBA crescere nel tempo. Il formato digitale è l’ultima frontiera dell’autoproduzione, in cui l’autore può spaziare liberamente privo delle pastoie economiche della stampa cartacea. Il problema è che Internet è una galassia in cui un pianeta grosso come Giove ha le stesse possibilità di essere trovato di quelle che ha un asteroide grande come una Fiat Punto. Prodotti di notevole qualità possono orbitare per anni senza che nessuno li noti, ed altri così-così venir notati subito e diventare virali. Ciò che servirebbe sarebbero delle piattaforme dedicate che, a differenza di quelle attuali, si prendano la briga di fare un minimo di selezione, quel tanto che basta a preservare la professionalità del prodotto offerto. Allo stato attuale puoi trovare nella stessa schermata un capolavoro assoluto accanto ad una boiata totale. Comprendo che per i libri sarebbe un grosso impegno, ma per le pubblicazioni a fumetti si potrebbe fare. Per capire la qualità di un comic basta una manciata di minuti, in fondo.

ESC – facciamo finta che Paperinik, Martin Mystère e Monica (dal tuo romanzo) stiano per precipitare in un dirupo. La situazione è drammatica, il baratro che si estende sotto di loro somiglia alle fauci di una creatura ancestrale. Le forze sono finite e stanno per cedere. Ne puoi salvare soltanto uno, su chi ricade la tua scelta e Perché?

L. Leoni – Ovviamente su Martin Mystère! Poveretto, sarebbe l’unico a non avere nessuna possibilità di salvarsi, in fondo è solo un essere umano. E poi ormai ha anche una certa età, vogliamo dargliela una mano?

Philip vicino al fosso

E poi ormai ha anche una certa età, vogliamo dargliela una mano?

ESC – Quali sono i tuoi progetti futuri?

L. Leoni – Nel momento in cui scrivo sono in trattativa con le edizioni Soleil per la realizzazione di un albo di carattere storico ambientato a Firenze alla corte dei De Medici, ma ancora non ho il contratto in mano, quindi incrociamo le dita… Continuerò a disegnare su Topolino, ovviamente, e probabilmente scriverò un po’ di racconti sui personaggi di “Tutte le morti di Monica” e un altro libro su cui sto lavorando, un action trhiller ambientato a New York e ispirato ai film di genere. Non chiedermi la trama perché, spoiler a parte, ancora non la so! Ma i personaggi stanno già prendendo la loro strada… Vedremo dove mi porteranno… Ho anche qualche progetto fumettistico per le mani, in cerca di un editore. Sperèm!

Sul tuo sito la sezione FAQ mi ha molto divertito, all’inizio ero quasi tentato di attingere qualche domanda proprio da lì. Consiglio ai nostri lettori di darci uno sguardo, ne vale la pena, questo il link: http://leonegrin.wix.com/leoni-negrin-2#!faq/c1w8m. Sul sito troverete anche un ampia sezione dei lavori passati e recenti di Leoni e Negrin

Lucio ti ringraziamo ancora per il tempo che ci hai dedicato e ti facciamo i nostri complimenti per il tuo lavoro, spero tornerai presto a farci una visita.
Certamente, con piacere! Le pastarelle le portate voi?