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I MOTI DEL SOTTOSUOLO

Come tutti sanno l’underground è prolifico di artisti di ogni tipo. Alcuni padroni di una tecnica invidiabile, altri, magari, più acerbi; alcuni sono riusciti a trasformare la loro Arte in una professione, altri la vivono solo come passatempo.

Ma ciò che accomuna la maggior parte di essi (cosa che talvolta manca persino ad autori affermati e blasonati), è di avere un concetto da esprimere, uno stato d’animo da esternare, un’idea da condividere… Insomma l’urgenza di comunicare, in qualche modo, un moto interno della loro anima!

Ecco, ciò che interessa a noi sono proprio queste scintille, queste pulsioni interiori che spingono una persona a percorrere una qualsiasi via dell’Arte.

In definitiva, la presente rubrica nasce dalla curiosità di conoscere un po’ meglio i Moti di questi Artisti del Sottosuolo, dal desiderio di sentire cosa hanno da raccontarci, dalla voglia di fargli qualche domanda sul COSA e sul COME delle loro passioni…

 

 Claudio Fulvio Bernardi

 Chi è costui?

Un ragazzo giovane, 29 anni, ma con numerose passioni. Suona il violino, incide il legno, sforna quadri e scrive… Credo di non aver lasciato fuori nulla.

Claudio, vuoi dirci due parole su ognuna delle tue passioni?

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Comic & Book

Bruce Dickinson, a cosa serve questo pulsante? – AutobiografiaFeatured

Siamo alla fine degli anni 80, ho poco più di 11 anni e mio fratello, più grande di 6 anni, porta in casa il vinile di Peace of Mind, album degli Iron Maiden

È bastata la copertina ed è stato amore a prima vista. Una creatura simile a una mummia (tempo dopo ho scoperto avere un nome, Eddie, ed essere la mascotte del gruppo) che si dimena in una stanza di contenimento. Tre elementi in particolare mi affascinarono:  la camicia di forza da cui Eddie cerca di liberarsi, la fibbia d’acciaio, assicurata da due viti, tiene unita la parte superiore del cranio al resto del viso e un rivolo di sangue che cola lungo il viso urlante. La creatività mi ha portato subito in luoghi lontani interrogandomi sul perché quella bestia era finita in quelle condizioni.

Aprii la copertina e mi scontrai con la foto dei musicisti, gente con capelli lunghi e facce poco raccomandabili, seduti a un tavolo con al centro un cervello come pietanza. Un bel cambiamento dai vinili di De André che giravano per casa.

Il passaggio successivo è stato ascoltare l’album e con The Trooper i miei interessi si sono concentrati esclusivamente sugli Iron Maiden.

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