Sembrava in agguato nella notte e attirava gli incauti. Finestre nere. Orrori innominabili. Un tocco gelido e una voce… Il benvenuto dei morti”

H.P. Lovecraft

The Evil Dead

È il 1981 e nel mondo della celluloide fanno il loro ingresso numerosi film che segneranno l’immaginario collettivo. Siamo nell’America dei Drive-In, il luogo più diffuso tra i giovani dove godersi la programmazione di film nell’intimità della propria vettura. Il mercato della cinematografia è aperto a produzioni di basso costo, capaci di raggiungere il grande pubblico proprio all’interno dei cinema all’aperto.

Sam Raimi, oggi regista e produttore affermato, era un giovane studente con l’ambizione di realizzare una propria produzione di livello superiore a quella proposta dal mercato. Da questa volontà e con l’entusiasmo per la realizzazione del cortometraggio – Within the woods del 1978 – che prende vita The Evil Dead (in Italia: La Casa).

The Evil Dead fu girato con 350.000 dollari e attirò l’interesse del produttore Irvin Shapiro che ne favorì la proiezione al Festival di Cannes nel 1982. La recensione entusiastica di Stephen King contribuì successivamente a convincere New Line Cinema a distribuire la pellicola.

The Evil Dead non ricevette subito il riconoscimento sperato e solo molto gradualmente verrà considerato tra i migliori b-movie di genere Horror, incassando a livello internazionale più di 27 milioni di dollari. Grazie al supporto dei propri fan, il film è oggi un cult da cui sono stati prodotti due sequel: The Evil Dead 2 e Army of darkness, (entrambi di grande successo), una serie televisiva di 3 stagioni – Ash Vs Evil Dead – e un remake – Evil Dead del 2013. La saga è spesso omaggiata in altre produzione e annovera un franchising esteso a fumetti, action-figure e videogiochi.

 

Sono state scritte numerose recensioni e tutte riconoscono la passione e le capacità del regista, l’abilità scenica del protagonista Bruce Campbell e la fantasia nel creare effetti speciali. Per me tutto ha avuto inizio con la scena iniziale che rappresenta il biglietto da visita di The Evil Dead, non l’unica ma sicuramente una tra le sequenze più significative e suggestive. Raimi ha saputo bilanciare mistero e suspense, mostrando di aver appreso gli insegnamenti dei grandi maestri come Hitchcock.

I cinque protagonisti, Ash, Scott, Cheryl, Linda e Shelly hanno raggiunto la residenza delle loro vacanza, dopo un viaggio all’insegna della spensieratezza, come è giusto che sia.

Foglie rossastre ricoprono il terreno colorando l’ambiente di atmosfere autunnali, alberi alti e nodosi si ergono verso il cielo, concedendo alla luce solo qualche spiraglio per illuminare il terreno. Dopo aver percorso un ultimo tratto sterrato sono finalmente giunti a destinazione, ma i momenti di serenità che hanno accompagnato il gruppo di amici durante il viaggio sembrano improvvisamente un ricordo lontano.

La casa è un edificio in legno sviluppato su un unico piano. Il portico è sorretto da assi piegati sotto il peso del tetto. Due ampie finestre, poste entrambe ai margini della facciata, hanno le persiane chiuse. Al centro tra i due infissi, la porta d’ingresso. Tutta la struttura è pericolante.

Un unico rumore accompagna gli sguardi atterriti degli amici, un rintocco ritmato e continuo, provocato da un dondolo che sbatte verso la parete dell’edificio. Ondeggia in senso opposto a quello della seduta, colpendo il fianco contro la casa come se qualcuno sollecitasse la spinta.

Tump, Tump, Tump. Tra i giovani e la casa c’è solo quel suono a separarli. Tump, Tump, Tump.

Scott, il più spavaldo, si fa avanti e cerca di minimizzare quello che a tutti risulta evidente: la casa cade a pezzi e lo fa senza troppa convinzione, giustificando il proprietario che gli ha concesso in uso la residenza. Il ragazzo cammina con passo spedito e la casa sembra enorme, sovrasta tutto.

Tump, Tump, Tump.

Si volta per assicurarsi che gli amici non siano fuggiti, abbandonandolo in un posto poco ospitale. Ripete il gesto due volte, ma il risultato è sempre lo stesso: sembrano ritratti in una foto ricordo, sono fermi e agli occhi di Scott, sempre più distanti.

Tump, Tump, Tump.

Scott è arrivato davanti la porta e il dondolo continua a sbattere e a provocare l’unico rumore che accompagna la scena. È Così costante che il ragazzo è in secondo piano, tutto l’universo sembra in secondo piano. C’è solo il dondolo e il suo innaturale Tump ritmato e secco.

Tump, Tump, Tump.

Il ragazzo, in evidente agitazione, trova la chiave nascosta sullo stipite della porta e appena l’afferra il dondolo si blocca. Non c’è più nessun rumore, c’è solo la casa.

La porta si spalanca, uno spiraglio di luce illumina la testa di un cervo impagliato e spirali di polvere si diffondono in un ambiente abbandonato da molto, troppo tempo. La situazione precipita in un susseguirsi di scene orribili e possessioni demoniache.

Il cult è stato prodotto, i demoni attendono il banchetto, il mito ha inizio.