Sto ascoltando una compilation musicale. L’ho fatta io e l’ho chiamata 70 visioni.

70 non come numero ma come anni. Prima ne avevo fatta un’altra – 60 rivoluzioni – come anni ’60, ma questa è una storia diversa.
Scusate l’effetto nostalgia, ma sentire gente come il grande sognatore – il dreamer John Lennon – e – il poeta Cohen – mi fa un po’ rattristare. Oggi le emozioni espresse da quelle menti ce le sogniamo; avremmo dovuto clonarli se solo la scienza ce ne avesse dato l’opportunità. Il blues rock possente di Thorogood (bad to the bone), i sogni e i viaggi di Steppenwolf e Status Quo sono una vera manna per le mie orecchie. Non mi stanco mai di ascoltare Dylan, ma anche il ritmo e la grinta dei Clash mi lasciano senza fiato.

A volte mi sale la tristezza per i tempi di oggi, così privi di coraggio, dove l’unica sostanza che salta fuori è quella dell’apparenza e della superficialità. Non voglio essere vecchio e rimpiangere i tempi andati, magari ci aspetta un futuro migliore (magari!) e sono pronto al confronto. Oggi però valgono solo i ricordi e spetta a loro essere la colonna sonora delle mie giornate.
50 anni fa era il 1968 e tutti gli opinionisti e blogger si lasciano andare a riflessioni spesso banali su quanto abbiamo perduto. Eppure, i cambiamenti nella società, nella cultura e nella musica hanno aperto una strada che possiamo ancora percorrere.
Buon Viaggio.
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“C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso.” – Tratto da Into the wild. 
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Buon viaggio perché viaggiare è un modo di respirare, un ritmo con cui si sceglie di vivere. Una via per incontrare gli altri, per superare i pregiudizi verso chi crediamo essere diverso, e le inibizioni che invece ci obbligano a essere diversi. Gli Steppenwolf, storica band della fine degli anni 60, nel film Easy Rider cantano Born to be wild  perché la cultura del viaggio libero – senza meta – è solo una via per la conoscenza. Si possono commettere errori, ci si può lasciare andare e perfino perdere dentro chissà quale spirale di malessere, ma sempre con curiosità e in costante trasformazione. Solo così renderemo onore al più importante viaggio che ognuno di noi è chiamato a intraprendere: quello dell’esistenza.
Quante volte camminando con lo zaino sulle spalle per strade polverose, abbiamo immaginato di realizzare i nostri sogni: non sempre ci siamo riusciti ma almeno ci abbiamo provato.