Angel Rat by Voivod

Anno 1991. 25 anni fa. Ultimo episodio di Twin Peaks, ultimo anno di liceo, ultima lettera scritta a un amore lontano e non corrisposto. Maturità insicura o insicurezze più mature. Finisce un mondo e ne inizia un altro. Si inaugura l’Università. Percorso già tracciato. Futuro “Dottore”.

Ma anche il mondo sta cambiando.

Un compagno di bevute e filosofia notturna profetizza come Il crollo del muro di Berlino porterà ad una crescita incontrollata e deresponsabilizzata del capitalismo e delle leggi di mercato. C’è la guerra nel Golfo e ci sarà, da lì a breve, Tangentopoli.

Finisce un mondo e ne inizia un altro.

Anche la musica sta cambiando. In quell’anno gli U2 passano dall’immersione blues americana di “Rattle and Hum” all’emersione glam eno/bowie berlinese di “Achtung Baby”, i R.E.M. fanno sognare con “Losing my religion” contenuta in un disco “fuori dal tempo”, i Metallica iniziano a fare soldi veri con “The Black Album”, i G’N’Rs lavano e stirano tutto ciò che gli rimane in “Use your illusion Pt.1 e 2”, i Nirvana saranno i responsabili inconsapevoli dell’ultima “scena” rock.

Dalla “Me Generation” degli anni 80, arriva il suono della “X generation”. X come incognita sul futuro. Nell’incertezza mantengo le distanze con una fragile corazza “metal” sia dentro che fuori. Se fuori, la mia amica/compagna di studi tenta di farmela togliere, dentro il mio complice di disfunzioni musicali la alimenta.

È novembre: lui mi telefona. “Pierluì l’hai preso l’ultimo dei Voivod? Angel Rat? Vai subito! E’ esagerato!!!”.

I Voivod. Band canadese ossessionata da un immaginario sci-fi/distopico/apocalittico dove la tecnologia ha il sopravvento sull’uomo. Generalmente etichettati come “trash metal”, il loro fare rock pesante venne, in quegli anni, contaminato da influenze psichedeliche, frammenti progressive (uso di tastiere) e scampoli melodici.

Raggiungono anche una certa notorietà coverizzando “Astronomy Domine” dei PInk Floyd. Dietro l’imperativo di Gianluca, scelgo Schock, piccolo e tetro negozio di musica rock underground del Vomero. Lì c’è una commessa dall’aria triste che parla poco o nulla. Ma recupereremo con gli anni a venire.

“Scusa hai l’ultimo dei Voivod Danger Rat?”,

“Vuoi dire Angel Rat. Si è lì. Edizione d’importazione”.

“Com’è?, l’Hai sentito?”,

“bello…”.

Voivod - Angel Rat

Voivod – Angel Rat

L’edizione d’importazione prevede un lungo involucro di cartone rettangolare che contiene il CD. La copertina è uno spettacolo. Tinte porpora si fondono con un blu notte a disegnare un paesaggio inospitale e sinistro abitato da personaggi minacciosi: un pirata fantasma e il suo vascello che si allontana verso il tramonto, un corvo scheletrico con la tuba, un golem sospeso in mare, un joker inquietante, un bimbo sulla scogliera con lo sguardo perso, una tarantola che trascina un carro alieno.

La musica non è da meno. Arriva più alla mente che al corpo.

Meno irruenza, più melodia (Clouds in my house) Echi di tastiere (The Outcast). La chitarra che si annida in qualche meandro stordito della psiche (Nuage Fractal, Freedoom). L’ascolto di questo disco diventerà ossessivo. Da misterioso codice da decifrare a trasformarsi nella mia sveglia mattutina.

Chiaramente i primi esami universitari ne risentiranno. I primi 25 sec del pezzo Freedoom mi seguono ancora oggi come il più familiare degli stalker.

Ritrovarlo in vinile non è stato facile. E ora ci divertiamo. Di nuovo 😉

 

 

Articolo apparso su: Note e Ricordi di Domenica Sera

Segui Electric Sheep Comics su Facebook e Instagram